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INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica Osservatorio Astrofisico di Catania |
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Il
transito di Venere sul disco solare |
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(8
Giugno 2004) |
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Descrizione
dei transiti di Venere |
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Nel Sistema Solare solo due pianeti, Mercurio e Venere, si trovano all’interno dell’orbita della Terra. Questi due corpi, detti anche “pianeti interni”, possono risultare in allineamento con la Terra ed il Sole, mostrandosi quindi, seppur per breve tempo, proiettati sul disco solare. Un simile fenomeno è detto “transito” ed è del tutto simile ad un’eclisse di Sole (ovvero analogo al passaggio della Luna di fronte al Sole). Tuttavia, mentre le dimensioni apparenti della Luna e del Sole risultano simili(1), il che rende le eclissi di Sole dei fenomeni estremamente spettacolari, le dimensioni apparenti di Mercurio e di Venere risultano assai più piccole. Proiettato sul disco solare Venere ha infatti un diametro apparente di |
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circa 1’ (ovvero 1/60 di grado) e risulta quindi appena visibile ad occhio nudo. Il disco di Mercurio è assai più piccolo, circa 10” (ovvero 1/360 di grado), il che rende il suo transito osservabile solo con l’ausilio di telescopi. Nota: si ricorda che per osservare il Sole gli strumenti utilizzati dovranno necessariamente essere equipaggiati con degli appositi filtri |
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Se l’orbita di Venere e quella della Terra giacessero sullo stesso piano osserveremmo un transito di Venere ogni 1,6 anni, cioè ogni volta che Terra, Venere e Sole risultano allineati. Invece, a causa dell’inclinazione tra i piani delle due orbite (pari a 3°23’35”) nella maggior parte degli allineamenti Venere non risulta proiettata sul disco solare. Per osservare un transito occorre che l'allineamento avvenga lungo la "linea dei nodi", che è la linea di intersezione tra l'orbita di Venere e quella della Terra. |
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Per quanto sopra il transito di Venere è un fenomeno assai più raro, che si verifica solo 5 volte in 243 anni con una cadenza piuttosto bizzarra. All’inizio di un “ciclo” si hanno infatti due fenomeni separati da 8 anni, ma poi bisognerà aspettare 121,5 anni per averne un terzo, poi altri 8 anni per un quarto, mentre un quinto fenomeno si verificherà dopo altri 105,5 anni. Il transito di Venere sul disco solare fu previsto per la prima volta da Keplero per il 6 Dicembre del 1631, ma poiché ebbe luogo quando in gran parte dell’Europa il Sole era già tramontato non risulta che sia |
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stato
osservato. Dopo di allora si sono avuti
i transiti del Dicembre 1639 (otto anni
dopo il precedente ed il primo ad essere
osservato), del Giugno 1761 (121,5 anni
dopo), del Giugno 1769 (otto anni dopo),
del Dicembre 1874 (105,5 anni dopo,
completando un ciclo di 243 anni) e del
Dicembre 1882. I prossimi due transiti
avverranno l’8 Giugno del 2004 e il 6
Giugno del 2012. Bisognerà poi attendere
altri 105,5 anni (11 Dicembre 2117) per
osservare un altro transito. |
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Immagine dal sito http://sunearth.gsfc.nasa.gov/eclipse/eclipse.html (di F. Espenak) |
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Importanza
dei transiti: misura dell'Unità Astronomica |
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Perché gli astronomi sono così interessati ai transiti di Venere? Questi fenomeni hanno avuto in passato un ruolo fondamentale nella nostra conoscenza delle dimensioni dell’Universo. I transiti permettono infatti di misurare con ottima precisione la distanza della Terra dal Sole (l'Unità Astronomica indicata nel seguito con “UA”), dalla quale si può poi ricavare, applicando la terza legge di Keplero, la distanza degli altri pianeti del Sistema Solare(1). Una precisa conoscenza dell’UA è inoltre la base di partenza fondamentale per una corretta valutazione della distanza dei corpi esterni al Sistema Solare (quali le stelle e le galassie). |
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Per comprendere cosa succede durante un
transito osserviamo la Figura 1.
Nel
XVIII° e nel XIX° secolo vennero organizzate imponenti campagne
internazionali per osservare i transiti di Venere. I più importanti
Osservatori del mondo inviarono astronomi in località spesso remote, in
modo da poter documentare al meglio le varie fasi dei transiti (ad
esempio l’osservazione del transito di Venere del 1769 vide
all’opera circa 150 astronomi dislocati in almeno 77 diversi punti di
osservazione sparsi in ogni angolo della Terra). Si trattò quasi sempre
di spedizioni assai avventurose, recarsi in Siberia, in Africa, nel
Pacifico o nell’America del Sud (trasportando anche della
strumentazione scientifica) fino alla metà del XIX° secolo era infatti
un’impresa non priva di difficoltà e pericoli. Queste spedizioni
furono, nel loro insieme, un grande successo e fornirono un’eccellente
valore per l’UA stimata allora in 149.668.465 km(2).
Incidentalmente, l’osservazione dei transiti di Venere fornì anche le
prime evidenze della presenza di un’atmosfera attorno al pianeta. |
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(1) La terza legge di Keplero
ci dice che per tutti i pianeti del
Sistema Solare il rapporto tra il
quadrato del periodo di rivoluzione
intorno al Sole e il cubo del
semiasse maggiore dell’orbita è una
costante. Poiché i periodi di
rivoluzione dei pianeti intorno al
Sole sono noti basta misurare la
distanza di un pianeta dal Sole per
poter ricavare tutte le altre
distanze all’interno del Sistema
Solare. |

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Importanza
dei transiti: la ricerca dei pianeti extrasolari |
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Anche
se da un punto di vista scientifico i transiti di Venere non hanno più
l’importanza che avevano nei secoli scorsi, restano fenomeni
spettacolari e molto rari. Recentemente si è capito che i transiti sono
un ottimo metodo per scoprire pianeti in orbita intorno ad altre stelle
(pianeti detti “extrasolari”). Il
passaggio di Venere sul disco del Sole occulta una piccola parte della
fotosfera, causando una diminuzione della quantità di
luce solare che arriva sulla Terra.
Variazioni simili possono verificarsi per la luce che ci arriva
dalle stelle a causa del transito di pianeti in orbita intorno ad esse
(Figura 2). Il “metodo dei transiti” è l’unico che permetterà,
in un futuro ormai prossimo, di scoprire pianeti extrasolari con
dimensioni simili a quelle della Terra. |
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Alcuni transiti di pianeti extrasolari sono già stati osservati. Da Terra però, a causa dei disturbi causati dall’atmosfera, è possibile misurare solo le variazioni di luminosità (da qualche millesimo a qualche centesimo di magnitudine ) causate da pianeti extrasolari con dimensioni simili o maggiori di quelle di Giove. Variazioni più piccole (e quindi pianeti più piccoli) possono essere evidenziate con misure fuori dall’atmosfera terrestre, ovvero usando dei satelliti artificiali. I satelliti sono in grado di osservare simultaneamente migliaia di stelle e di mettere in evidenza variazioni di luminosità dell’ordine di una parte su diecimila, permettendo così di “vedere” il transito di pianeti extrasolari simili alla Terra. L’Osservatorio Astrofisico di Catania è impegnato in due di queste importanti missioni spaziali, i satelliti COROT (frutto di una collaborazione internazionale che ha come paese guida la Francia) e Kepler (un satellite della NASA) |
Appendice
1
A
Consideriamo ora
Durante
un transito avremo:
AB/(0.28 UA) = ZK/(0.72 UA)
e poiché
la distanza AB è nota otteniamo la distanza ZK (se ad
esempio AB = 3000 km segue che ZK = 7714.29 km). Ciò vuol dire che
conosciamo adesso la vera distanza tra due punti sulla superficie del
Sole (non più la distanza angolare ma la distanza in km) e quindi dal
rapporto tra le dimensioni apparenti del Sole (PP’)
e di ZK possiamo
ricavare il diametro del Sole.




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Ultimo aggiornamento: 01/06/12 12.41 |